Sede di Varese

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ASINO E IL PETTIROSSO

Era inverno, faceva molto freddo e tutte le strade erano ricoperte di neve e ghiaccio. Il povero asino che era molto stanco non aveva più la forza di camminare fino alla stalla. Le sue zampe erano pesanti e gelate e sprofondando nella neve rendevano il cammino sempre piu'faticoso. "Ihh oh, ihh oh, qui mi butto e ci rimango!" disse l'asino lasciandosi cadere al suolo. Un piccolo pettirosso che volava da quelle parti, vedendo l'asino sdraiato sul ghiaccio lo guardo', si avvicino', si poso' vicino al lungo orecchio e disse: "Caro asino, amico mio, alzati subito e riprendi immediatamente il cammino!". E l'asino rispose: "Perchè mai? Chi sei tu? Cosa vuoi da me?". Sono un uccellino che dall'alto vede tutto e questa volta ho visto che sotto di te, non c'è la terra, ma un grande lago gelato! L'asino pittosto maleducato gli rispose: "Lasciami in pace! Sono stanco e voglio riposare!". In men che non si dica il calore del corpo del grosso asino inizio' a sciogliere il ghiaccio e l'asino incomincio' a sprofondare fra le enormi lastre di ghiaccio. "Aiuto ihh oh!", urlava il poveretto, "Aiutatemi! Ohh!". Il pettirosso cercava in tutti i modi di aiutare il povero animale, ma era troppo piccino per potercela fare da solo. All'improvviso gli venne in mente di chiamare alcuni bambini che a quell'ora giocavano sempre nella zona. I bambini capirono subito la gravita' della situazione e corsero immediatamente in suo aiuto. Nonostante lo sforzo enorme riuscirono, tutti insieme a tirare fuori dal ghiaccio il povero asino, il quale li ringrazio' uno a uno e promise loro di portarli in giro sul suo dorso a giocare tutte le volte che avessero voluto.

 

FINEZZE DI ASINO

 Un asino vedeva tutti i santi giorni un cagnolino che faceva moine al suo padrone, e si toglieva la fame alla sua tavola, e la servitù gli era anche più generosa. Allora sembra che l'asino si dicesse: «Se a quell'animale lercissimo il mio padrone vuole tanto bene, nonché l'intera servitù, chissà a me, se gli faccio qualche complimento. Eh, io sono sempre meglio di un cane: io gli servo. E in molte cose. Io a sacre fonti mi nutro, cibo puro mi viene offerto. Ho tutte le risorse per una vita più alta; per il maggiore dei riconoscimenti.» Così l'asino aveva meditato, quando scorse il padrone che entrava. Gli andò incontro di buon passo, gli balzò addosso schiamazzando, gli si levò davanti, piazzò le zampe anteriori sulle spalle del signore suo, lo leccò, lo lisciò, gli macchiò il vestito, lo sopraffece, il signore, con tutto il suo peso. Alle grida del padrone la servitù intera si mise in agitazione, diede mano a bastoni e pietre e misero l'asino fuori combattimento, poi con le costole rotte e le membra ammaccate lo rimandarono mezzo morto alla greppia.
La favola consiglia di non farsi avanti, quando non si hanno meriti, né di offrire servigi di più alta competenza.

Fedro

 

L’ASINO E IL MULLAH 

" Venne il giorno che la consorte del Mullah passò ad altra dimensione, vale a dire, morì tutto ad un tratto.  Il povero NH si disperò e pianse sconsolato per diversi giorni.  Il vicinato vedendolo così affranto non sapendo più come consolarlo, gli disse: "Basta Hodha', non fare così, non piangere per chi non c'è più.  Era scritto che doveva succedere.  Guarda cosa ti può riservare il futuro, ti aiuteremo noi a trovare un'altra moglie e magari sarà anche migliore della prima".  Con ciò, NH si riprese dai pianti e dalla disperazione e si mise in attesa di giorni migliori.  Passò un pò di tempo e arrivò il tragico momento di un altro passaggio ad altra dimensione;  morì il tanto amato compagno: il suo asinello.  Il povero NH si disperò ancora di più e si mise a piangere a dirotto. Pianse in continuazione, più di quanto non avesse pianto per la perdita della moglie.  Questa volta,però,  non vi erano più parole consolanti per la sua disperazione.  Un giorno, uno dei suoi amici gli disse: " Hodja, lo sai che sei prorio strano? Ti muore la moglie, piangi, ti disperi e poi ti calmi; ti muore l'asino piangi, ti disperi così tanto che non c'é verso di calmarti e consolarti;  mi sai dire perché insisti a piangere così?"  -  "E già, piango, piango di più e piangerò ancora.  Quando è morta mia moglie tutti i vicini si sono fatti in quattro per consolarmi dicendomi che mi avrebbero trovato un'altra moglie e magari anche migliore della prima.  Ora che è morto il mio asinello, non c'è stata anima viva, manco una che mi dicesse : "Non piangere Hodja, te ne troveremo un'altro, magari anche migliore...! "

 

 

 

L’ASINO IN CIELO

 Tutti sanno che l'asino è l'animale più paziente e che più di tutti gli altri può essere caricato sino all'inverosimile. L'asino sopporta tutto. Ci si rende conto di quanto si pretende da lui solo quando schiatta, e allora vuol dire che era davvero troppo carico.
Gli asini patiscono le maggiori pene dai bambini, soprattutto quando questi li portano al pascolo. Come si sa, i bambini percuotono l'asino con bastoni, gli tirano pietre, gli saltano in groppa e si fanno trasportare in cinque o sei alla volta. L'asino, sempre paziente, li lascia fare senza opporsi.
Un bel giorno, alcuni angeli si rivolsero al Signore dei Mondi e gli dissero: "Signore! Osserva l'asino. E' l'immagine della pazienza e della resistenza. Non pensi che anche lui avrebbe diritto al Paradiso?" Il Signore diede subito ragione agli angeli e, senza esitare, ordinò che l'asino fosse condotto in Paradiso. Gli angeli, allora, volarono subito dall'asino per cantargli la buona notizia, prenderlo con loro e condurlo all'ingresso del Paradiso.
Appena arrivati davanti alla grande e lucente porta del Paradiso, l'asino sporse il muso verso l'interno ma subito si irrigidì e non volle più proseguire. Gli angeli non capivano, non si spiegavano. Provarono e riprovarono, prima delicatamente poi con forza, a spingere la bestia aldilà della porta, ma ... niente, non c'era verso. L'asino aveva, con circospezione, messo solo il muso, guardato all'interno e subito si era fermato come paralizzato. Ma cosa stava succedendo? Perché l'asino non voleva in nessun modo proseguire all'interno di quel mondo magicamente perfetto e felice? Non passò molto che gli angeli capirono il motivo: a spaventare l'asino sino a non farlo più proseguire era stato il gran numero di bambini che aveva visto sporgendosi dalla porta del Paradiso. Era troppa la paura che l'asino aveva dei bambini, aveva subito tanti maltrattamenti da loro. Gli angeli, a malincuore, dovettero rinunciare a far entrare l'asino tra i prediletti del Paradiso e lo riaccompagnarono al suo pascolo.
Appena tornato sulla terra, tutti si accorsero del cambiamento dell'asino. L'asino non era entrato in Paradiso, ma ci aveva infilato il muso che, illuminato dalla folgorante luce divina, era diventato bianco. L'asino ora aveva il muso bianco. Fu così, che da allora, tutti gli asini nacquero con quella caratteristica. Ecco perché oggi l'asino ha il muso bianco!