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Il CavalloArabo tra
Mito e Realta'
Il
nitrito che umilia gli idolatri, le puledre che scalpitano
scintille
Nessun’altra razza è
circondata da un alone mitico come quella del cavallo Arabo.
Le leggende, i racconti che si fondono con la storia di
questi animali e delle Tribù Beduine del deserto traggono
origine nella qualità eccezionale di questi cavalli.
Selezionati nel corso dei secoli da un ambiente ostile e
dalla vita in comune, sotto le stesse tende, con i nomadi
della penisola Arabica hanno influenzato la letteratura e la
poesia di questo popolo in modo eccezionale: "il bevitore di
aria" ha dominato la cultura durante l’era dei poeti ancor
prima dell’Islamismo. In un’epoca in cui ai poeti erano
attribuite doti soprannaturali, veniva considerato un grande
onore poterli ospitare sotto la propria tenda: JBN Rashing
di Kairouna, morto nel 1604, noto come il più grande poeta
del suo tempo diceva: Gli Arabi si scambiano gli auguri in
tre circostanze: "la nascita di un figlio maschio,
l’arrivo improvviso di un poeta, il parto di una cavalla".
Accanto alle imprese
eroiche la lirica Araba aveva come tema principale
l’esaltazione del cavallo; il sangue di un beduino
apparteneva alla sua tribù, la sua anima ad Allah, il suo
cuore alla sua cavalla. La giumenta era un membro della
famiglia, divideva il giaciglio con l’uomo e i bambini
crescevano fra le sue zampe. Negli assalti alle carovane la
vita dei predoni dipendeva dalla velocità e resistenza delle
cavalle, le uniche utilizzate nelle razzie perché gli
stalloni venivano considerati inaffidabili. Per questo
l’origine delle proprie fattrici era fondamentale per i
beduini, la recitavano a memoria fino alla quindicesima
generazione come una preghiera. Per questo i puledri nati
appartenevano alla famiglia della fattrice non dello
stallone. I beduini non vendevano mai le loro cavalle, il
solo modo di procurasele era il furto. Se una tribù
s’impossessava di un cavallo nemico, il giorno dopo mandava
un emissario a chiedere informazioni sulla sua genealogia,
che puntualmente venivano fornite con la speranza di potersi
riprendere prima o poi l’animale.
I racconti nelle "Tende
nere" avevano sempre come tema l’origine dei cavalli più
celebri che avevano fondato una dinastia. Uno dei più famosi
si rifà a Re Salomone figlio di Davide (Suleiman Ibn David)
che così innamorato delle sue giumente si scordò per
ammirarle dell’ora della preghiera al suo Dio. Per espiare
ordinò di ucciderle tutte, da questo massacro si salvarono
cinque femmine, una di queste gravide che partorì un maschio
capostipite della razza. Con i nomi attribuiti alle cinque
cavalle si volle così descrivere le loro qualità:
koheilan
dagli stupendi occhi
neri come quelli delle ragazze che usavano truccarsi con il
"Kajal".
obeyan
che portava la coda così
orgogliosa e alta come il mantello dei beduini "Abaya".
dahman con il
pelo molto scuro "Duhm".
shuwaimeh con
una voglia "Shama" trotinata, la cosiddetta "macchia del
Profeta" venuta dal sangue versato durante una fuga del
Profeta ferito sul collo dalla cavalla.
saglawieh che
possedeva al galoppo un’andatura gioiosa e impulsiva "Sagla".
Nascono così le cinque più
importanti famiglie del Purosangue Arabo, di cui le
principali sono la Saglawieh, personificazione del tipo
femminile con una bellezza molto delicata a testa snella e
camusa; e la Koheilan che rappresenta il tipo maschile con
il collo robusto, la testa larga e ossatura più massiccia.
E’ comunque con
l’apparizione di Maometto (570 d.c.) nelle vesti del Profeta
che si ha il vero impulso nella storia moderna
dell’allevamento del cavallo arabo, è difficile infatti
scindere questo destriero dal mondo dell’Islam. Fu lo stesso
profeta che fece dell’allevamento dell’"Asil", il puro, un
obbligo religioso. Capì che per avere un’armata invincibile
doveva incoraggiare a mantenere assolutamente "puro" il
sangue di questi cavalli, più veloci, più resistenti, più
frugali, più docili, più nevrili di quelli dei suoi nemici.
I cavalieri che possedevano
un "Asil" avevano bottino doppio degli altri durante le
scorrerie, proibì assolutamente gli incroci perché convinto
che il sangue puro fosse enormemente superiore e una volta
contaminato non si recuperasse più.
Dal Corano: "Se un uomo
non riesce a mantenere i suoi doveri Religiosi, mantenga un
cavallo Asil per la gloria di Allah, gli saranno perdonati i
suoi peccati. Chi avrà allevato un cavallo Asil per la
Guerra Santa, nel giorno della Resurrezione verrà salvato
dal fuoco dell’Inferno".
Quando Dio creò il
cavallo disse al vento del sud: "Io voglio creare da te un
essere per onorare i miei Santi, per umiliare i miei nemici,
per far grazia a quelli che mi obbediscano". Il Vento del
sud parlò e disse: "Crea o Signore!". Allora Dio prese una
manciata del Vento del sud e disse: "Il tuo nome sia Arabo,
la tua bontà sia legata alla tua criniera e il bottino sulla
tua groppa, a te sia dato di ampliare il sostentamento della
vita; sarai amico del tuo proprietario, sarai favorito tra
gli altri animali da soma; avrai forza di volare senz’ali
sia in attacco, sia in fuga; farai sedere sulla tua groppa
uomini che Mi adoreranno e loderanno e Mi canteranno degli
Alleluia".
E quando il cavallo con
i suoi zoccoli sfiorò la terra Dio parlò: "Umilia con il tuo
nitrito gli idolatri, ottura le loro orecchie e colma il
loro cuore di paura".
E quando Dio mostrò ad
Adamo tutte le cose che aveva creato disse: "Scegli una
delle mie creature". E Adamo scelse il cavallo. Allora Dio
parlò e disse: "Tu hai scelto il tuo onore e l’onore dei
tuoi figli, un onore che durerà in eterno".
Per le puledre veloci
che corrono anelanti, che scalpitano scintille, che
gareggiano in corsa di primo mattino, che alzano nuvole di
polvere nel pieno dell’orda nemica" (CORANO SURA 100).-
E’ probabile che ai lettori
questo alone leggendario risulti noioso e astruso dalla
realtà, ma forse è proprio questo che accomuna noi "arabisti"
e ci differenzia dagli altri appassionati del mondo
equestre: subiamo tutti il fascino un po' struggente e
malinconico di una poesia e una leggenda che non esistono
più.
Roberto Chiezzi
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